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GIRO DEL MONVISO a cavallo 22/23/24 agosto 2005
Avevo già sperimentato con soddisfazione nell’agosto 2003 e 2004 i trekking d’altura organizzati dal Centro di Equitazione Alpina “La Canunia” di Lurisia, ma, dico la verità, avevo un po’ di apprensione ad affrontare il Giro del Monviso previsto per il 22 23 24 agosto 2005.
Nella presentazione era definito “altamente tecnico” e la dicitura mi suonava vagamente inquietante. Poi, un po’ per non perdere l’occasione di un “vis à vis” col Monviso, un po’ per gli incitamenti altrui a superare le personali titubanze, ho deciso di iscrivermi. Mi è stato poi chiarito che la dicitura che mi aveva inquietato si riferiva all’organizzazione del trekking più che alla tecnica dei partecipanti.
E’ vero, un corredo di competenze acquisite, come aver pratica di camminate in montagna e saper stare in sella è indispensabile, ma è per chi lo organizza che la faccenda è altamente tecnica.
Predisporre in alta montagna, in autonomia e sicurezza, un itinerario di tre giorni che prevede rifornimenti, soste meridiane e pernottamenti per 13 cavalli più 13 cavalieri non è cosa che si improvvisa: presuppone perlustrazioni preliminari, ottima conoscenza del percorso, delle insidie possibili, dei problemi e della logistica da affrontare.
Solo per fare un esempio: dove attaccare i cavalli se non ci sono alberi intorno, come succede oltre i 2000 metri di altitudine?
E’ per questo che nei corsi di formazione delle Guide equestri ambientali dell’Engea (Ente nazionale guide equestri ambientali ) cui appartengono quelle che ci hanno guidato al Monviso, oltre alle nozioni di topografia e orientamento, veterinaria, psicologia e pronto soccorso, sono previste tecniche di alpinismo e di nodi marinari, esercitazioni pratiche e molto altro ancora; perché tutto serve, al momento buono.
Il risultato finale è quello che permette a un gruppo di partecipanti motivato ma eterogeneo per età (dai 12 ai 60 anni) e preparazione, di condividere una esperienza esaltante altrimenti rischiosa.
I cavalli avelignesi, poi, nati per la montagna, sono i compagni adatti per renderla anche meno faticosa.
Alla sua seconda edizione, dopo quello dell’anno scorso esclusivamente riservato alle guide equestri come credito formativo dei corsi, il trekking del Viso, da Chianale in Valle Varaita a Crissolo in Valle Po, ci ha portati per tre giorni intorno a Sua Maestà il Monviso e ne ha fornito verifica convincente.
Da Chianale (1797m.) abbiamo risalito nel vento l’erboso vallone di Soustra fino ai 2872 m. del Passo della Losetta imbiancato dalla prima neve e siamo scesi lungo il Vallone di Vallanta fiancheggiando la maestosa parete Nord del gigante fino al Rifugio Vallanta ( 2450m.).
Scesi ancora, prima lungo il torrente tra i pini (Pinifer Vesulus lo chiama non so più che poeta latino), poi tra i roccioni, abbiamo imboccato e risalito l’erto lunghissimo sentiero per il Passo di San Chiaffredo a 2882 m. attraversando il paesaggio pietroso e lunare della sella disseminata di laghetti pallidi e steli di pietra che ricordano i metafisici cimiteri islamici.
Avanti ancora, sul sentiero teso attravero ripidi sfasciumi e megalitiche pietraie, abbiamo superato il Passo Gallarino (2727m.) e siamo scesi nel vasto della conca che si apre in vista del Rifugio Quintino Sella (2640m.). Una stagione tardiva ci regala il fremere tenero dei fiori primaverili e dell’erba umida intorno ai laghi tra le torbiere.
La grande montagna che sovrasta il rifugio è lì, si sente, ma dorme nel suo letto di nebbia e nuvole e non si lascia vedere: ci mostra solo le grandi balze della sua coperta, i conoidi di detriti dei suoi canaloni. In cambio più tardi ci spalanca davanti tutta la pianura di notte, laggiù: i minuscoli soffioni colorati- rosso-blu-arancio-bianco- dei fuochi d’artificio di qualche festin che sbocciano qua e là in silenzio, nel buio vasto puntinato di luci di paesi e città.
Ma al mattino, prestissimo, il Monviso si risveglia tutto e maestoso dal suo sonno di foschìe nella luce rosso ambrata dell’alba ed è una visione incantata, una rivelazione che dura pochi minuti pieni di esaltazione, gratitudine, felicità.
Lo presentivo da quando a volte lo ammiravo di lontano stagliarsi solitario e luminoso all’orizzonte della sera sul cerchio delle altre montagne già in ombra, da quando l’ho visto elevarsi come un castello fatato sopra i tetti di Pinerolo, lo presentivo che mi avrebbe regalato un appuntamento personale indimenticabile e così è stato. Grazie ad Olivia.
Senza di lei, la mia bionda compagna che per tre giorni mi ha portata e seguita con tutta la forza e la docilità e l’entusiasmo dei migliori esemplari della sua specie, non potrei dire: Grazie, Monviso.
La discesa, redini alla mano, giù per le spettacolari pareti a roccioni delle Balze di Cesare e poi per torbiere e valloni e praterie tra mandrie all’alpeggio, finisce a Crissolo (1333m.), lungo le sponde di un torrente spumeggiante dove abbeveriamo i cavalli.
Dimenticavo: quel torrente si chiama Po.
Rita Viglietti - Peveragno, 3 settembre 2005 |